ritorno

Cimitero Padre Giuliani

Il cimitero, dedicato a Padre Giuliani, raccoglie le salme di Soldati, Camicie Nere, Carabinieri, e di Padre Reginaldo Giuliani (credo che i resti di P. Giuliani siano in una chiesa di Torino), caduti durante la 1° e 2° battaglia del Tembien nella vallate del fiume Mai Beles, a Passo Uarieu o ai roccioni di Scimarbò, Debra Amba, Abbi Addi e a Work Amba (in italiano detto Uorc Amba). Qui si sono scontrati a più riprese, le truppe al comando dei Ras Kassa e Seium, con quelle al comando del Gen. Somma. 

In una di queste furiose battaglie, trovò la morte il Padre Reginaldo Giuliani il 21 gennaio 1936. Così il medico Alberto Lixia descrive il ritrovamento della salma di padre Giuliani: "ho ritrovato la sua salma sul campo di battaglia il mattino del 24 gennaio, ha ancora indosso la camicia nera bagnata dal suo sangue generoso. La clavicola sinistra è nettamente spezzata. La sciabolata gli è stata vibrata proprio sulla spalla sinistra dove sulla tasca della sahariana è visibilissima la croce rossa, segno distintivo dei cappellani". 

Ma chi era Padre Reginaldo Giuliani (cappellano medaglia d’oro al valor militare), nato a Torino il 28 agosto 1887, padre centurione della I Brigata “Eritrea” ?. 

Reginaldo Giuliani di Carlo e Massaia Giuseppina attualmente riposa nella Chiesa di San Domenico a Torino

"...padre Giuliani fu visto ad un tratto afferrare la salma del capomanipolo medico Chiavellati per sottrarlo al furore di alcuni abissini che tentavano di spogliarlo e mutilare il corpo dell'ufficiale. Giuliani, già ferito, si trascinava a fatica. Con la mano sinistra si appoggiava a terra, mentre con la destra teneva alto il crocifisso. Un gruppo di Amhara gli si avventò addosso, e un colpo di guradé gli asportò quasi di netto la clavicola, uccidendolo..."(dal libro: "Passo Uarieu" di Pierluigi Romeo di Colloredo). Morì così lui a passo Uarieu in Etiopia il 21 Gennaio 1936. Il corpo fu ritrovato solo 3 giorni dopo dall’amico medico Alberto Lixia che disse. “…ha ancora indosso la camicia nera bagnata dal suo sangue, la clavicola sinistra spezzata da una sciabolata ..”

Reginaldo Giuliani aveva abbracciato da giovane la vita monastica dell’ordine dei Domenicani (Saio bianco e nero). Nella Grande guerra aveva combattuto in Trincea con gli arditi (della III Armata) meritandosi l’argento e il bronzo. Sostituiva spesso gli ufficiali quando il reparto si trovava falciato dal nemico. 

Medaglia d'Oro al Valor Militare:

«Durante lungo accanito combattimento in campo aperto sostenuto contro forze soverchianti, si prodigava nell’assistenza dei feriti e nel ricupero dei caduti. Di fronte all’incalzare del nemico alimentava con la parola e con l’esempio l’ardore delle camicie nere gridando: "Dobbiamo vincere, il Duce vuole così ". Chinato su di un caduto mentre ne assicurava l’anima a Dio, veniva gravemente ferito. Raccolte le sue ultime forze partecipava ancora con eroico ardimento all’azione per impedire al nemico di gettarsi sui moribondi, alto agitando un piccolo crocifisso di legno. Un colpo di scimitarra, da barbara mano vibrato, troncava la sua terrestre esistenza, chiudendo la vita di un apostolo, dando inizio a quella di un martire. Mai Beles, 21 gennaio 1936.»

ritorno