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Suez

A metà degli anni Trenta, quando l' Italia si mosse alla conquista dell' Etiopia, gli inglesi - che controllavano il Canale di Suez - nulla fecero, quando bastava porre di traverso una nave, per impedire il passaggio dei nostri convogli. 

Il governo italiano apprese che le autorità britanniche, d' accordo con la Compagnia del Canale, avevano studiato due progetti: l' uno prevedeva lo sbarramento del Canale, da effettuarsi nella rada di Suez (estremità sud); l' altro la chiusura all' imbocco nord, più precisamente nelle acque di Porto Said. 

Se avesse adottato misure restrittive, il governo britannico avrebbe compiuto un gesto ostile a cui l' Italia, verosimilmente, avrebbe reagito attaccando Malta. In altri momenti gli inglesi avrebbero accettato il rischio. Ma la situazione internazionale, in quel momento, suscitava a Londra molte preoccupazioni. Pochi mesi prima Hitler aveva formalmente denunciato le clausole del trattato di Versailles sul disarmo; e i giapponesi, nel frattempo, apparivano decisi a estendere la loro influenza sullo Stato cinese. Tre nemici contemporaneamente, in un momento in cui le forze britanniche avevano urgente bisogno di finanziamenti, erano troppi. 

Qualcuno a Londra propose che la maggiore società petrolifera britannica, la Anglo-Iranian Oil Company, interrompesse le sue forniture all' Italia. Ma la società fece presente che i suoi affari sul mercato italiano ne sarebbero stati danneggiati e che l' Italia, comunque, avrebbe potuto comprare petrolio negli Stati Uniti. Fu così che l' Italia conquistò l' Etiopia attraversando il Canale sotto gli occhi impotenti degli inglesi e utilizzando per le sue forze armate, probabilmente, parecchio petrolio britannico.

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